La poesia ha un cuore
La Poesia è viva perché è capace di trasmettere sensazioni, emozioni, stati d’animo.
Le poesie nascono da esperienze di vita vissute da momenti tristi, da momenti gioiosi e da tutti quei momenti che ci hanno lasciato una impronta indelebile.
I poeti hanno la capacità di prendere carta e penna e lasciare uscire quello che nel momento sentono.
Ogni essere umano ha un poeta in sé. A qualcuno risulta più facile scrivere poesie a qualcun altro meno, ma le qualità che possiamo esprimere sono tante e la poesia è solo una delle tante.
La poesia è qualcosa di semplice, alla portata di tutti e non è solo quella che si studia a scuola.
La poesia ha un cuore, perché nasce dal cuore e arriva al cuore.
La poesia è una frase scritta su un foglietto per chi si ama, è un appunto sul diario di un momento indimenticabile ed è anche un fiume di parole senza fine che sgorgano dalla fonte interiore.
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Si racconta che la poesia nacque così:
“Gli uomini, sulla Terra, non avevano sogni, né passioni, né incanti. Lavoravano per conquistarsi il cibo. Gli occhi non vedevano la bellezza.
Il mare ebbe pietà degli uomini e un giorno, dalle sue onde incantevoli, generò una creatura meravigliosa: la Poesia.
– Va’ dai poveri mortali, Poesia – le disse il Mare.- Ti offro cento anime, mille anime di passione. Ti offro la gioia del canto. Da me prenderai a volte la melodiosa pace azzurra, a volte la rabbia urlante. E il tuo viso sarà variabile: vi si alterneranno la luce della speranza, l’ombra dorata della gioia, il buio del dolore. Sarai solare e notturna, mite e formidabile, clamorosa e cullante. Ma in te ci saranno sempre musica e bellezza.
La figlia del Mare mosse, leggera, verso gli uomini. Accarezzò i visi impassibili, gettò scintille negli occhi senza sole, mise, in ogni animo, le note di un canto.
E rise, danzò, pianse.
Allora gli uomini guardarono il cielo e si stupirono di vederlo così vasto e lucente e guardarono il mare e tremarono di commozione.”
Marina Spano, Enciclopedia della fiaba, Principato
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‘ A volte le emozioni, le immagini, le sensazioni prendono forma.
A volte si trasformano in parole, che però non sono solo parole.
Parole che si susseguono, con tonalità, ritmi, sequenze.
Parole che raccontano, parole che nutrono, parole che parlano all’Anima.
Parole che nascono dallo spazio della quiete ‘
Giorgio Magon
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Ecco una meravigliosa poesia del maestro THICH NHAT HANH
CHIAMATEMI CON I MIEI VERI NOMI
Non dite che domani me ne andrò, perché oggi stesso continuo ad arrivare.
Guardate bene: io arrivo in ogni istante,
per essere la gemma su un ramo a primavera,
e l’uccellino con le ali ancora deboli che impara a cinguettare nel suo nido
e il bruco attorcigliato dentro un fiore,
e la pietra preziosa nascosta nella roccia.
Io arrivo sempre, per ridere e per piangere, per tremare e per sperare.
Il ritmo del mio cuore e’ la nascita e la morte di tutto ciò che vive.
Sono l’effimera che muta sulla superficie del fiume,
e anche l’uccello che, tempestivo, la mangerà a primavera.
Sono la rana che nuota spensierata nello stagno, e quella biscia che arriva silenziosa a divorarla.
Sono il piccolo Unganese pelle e ossa con le gambe stecchite come canne,
e il mercante di armi che a l’Uganda vende ordigni di morte.
Sono la profuga di dodici anni su una barca, che e’ violentata da un pirata e poi si getta in mare,e sono quel pirata, e il mio cuore è ancora cieco e senza amore.
Sono un membro di Politburo, ho tutto il potere che voglio,
e sono l’uomo che paga il debito di sangue alla sua gente
morendo a poco a poco in un campo di lavoro.
Come la primavera e’ la mia gioia,tanto calda da far sbocciare i fiori su ogni sentiero della vita.
Come un fiume di lacrime la mia pena, tanto copioso da riempire i quattro oceani.
Chiamatemi con i miei veri nomi, ve ne prego, cosi potrò ascoltare tutto il mio pianto
e tutto il riso insieme, potrò vedere la mia gioia e la mia pena come un’unica cosa.
Chiamatemi con i miei veri nomi, ve ne prego, cosi potrò svegliarmi,
e la porta del cuore resterà spalancata: la porta della compassione.
– THICH NHAT HANH – (da “La pace e’ ogni passo”)
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Una splendida poesia di Rolando Toro l’ideatore della Biodanza
Attenzione a ciò che è più prezioso
Ciò che è più prezioso, sostiene la nostra vita la eleva e la conduce
Allerta massima a ciò che è più prezioso
La barca trascinata dall’uragano si spezza contro la scogliera
là nell’infinito, nell’addio.
Ciascuno conosce il movimento puro.
Allerta, Rolando! Allerta massima a ciò che è più prezioso!
(Sono stato molte volte addormentato per te. Addormentato per i tuoi occhi solitari)
C’era uno smeraldo nel fiume …
ed è un ricordo …
Ciò che è più prezioso non sta nel giardino delle Esperidi
Ciò che è più prezioso è nella tua pelle che splende meli in fiore.
Questo momento nel cuore dell’inverno è prezioso
Questo momento, insieme sotto la cupola del fulmine.
Allerta ai dettagli essenziali, al tremore della tua voce
fatta di silenzio e pioggia,
al tuo bisogno di trasformarti in frutto di amore.
Rolando Toro Araneda (24/04/1924 – 16/02/2010)
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02 Nov, 2014
Curiosità


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